L’importanza dei numeri secondi

Il calcio, la televisione, la diretta e la grande trasformazione della “seconda voce”. Chi sono, cosa dicono e da dove vengono le spalle sportive più ascoltate d’Italia.
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C’è la seconda voce. C’è sempre. Voi sentite le telecronache? Ecco: c’è un ex giocatore, un ex allenatore che accompagna il telecronista. Uno che spiega, analizza, commenta. Uno che si prende la responsabilità di dire perché quel giocatore ha sbagliato, che ti racconta il perché di un movimento, che ti aiuta a capire. La seconda voce era un accessorio, oggi è fondamentale. Lo spettatore la chiede senza neanche sapere che lo sta facendo. La chiede perché oggi quando capita, e capita raramente, che la telecronaca sia a voce singola, sembra che manchi qualcosa. E’ un campionato anche quello. Ci sono favoriti e outsider, ci sono acquisti, ci sono novità, ci sono esperti. Era un mestiere facile: bastava essere un ex, il nome era una garanzia. Diceva: quello ne sa. Oggi no. Oggi la telecronaca è così complessa che non basta più essere stato qualcuno: devi esserlo ancora. E per farlo i commentatori tecnici studiano, si aggiornano, s’evolvono. Ciascuno si sceglie una strada personale, uno stile, una specificità. L’esperto che conosce ogni singolo giocatore, il fanatico dei dati, il tattico, lo psicologo. C’è molto, c’è tutto. Su Sky e Mediaset per campionato e Champions ci sono certezze, ci sono novità.
Ci sono i fissi degli studi: prendete Boban su Sky. Ma qualcuno può immaginare un campionato senza di lui? E’ probabilmente il commentatore più figo del mondo. E’ tosto, è giusto, è capace. Parla perché sa. Senza un filo di piaggeria e senza paura. Come Alessandro Costacurta, uno che senza problemi ti dice che lui di andare ad allenare non ci pensa più: troppo divertente fare la tv, troppo serio studiarla, capirla e poi raccontarla. Oggi Billy spunta dalla nuova lavagna tattica di Sky e racconta. A Mediaset c’è Sacchi. Uno che lì in quello studio ha un passpartout. Lo studio è il nostro porto. Attracchiamo quando vogliamo sicurezze, quando vogliamo capire. E in studio arriveranno quest’anno due volti in più, uno a Mediaset e uno a Sky (Cannavaro e Ambrosini). Però poi c’è il campo. E con il campo le telecronache. E con le telecronache le seconde voci.
Fabio Cannavaro (Mediaset)
Massimo Ambrosini (Sky)
Beppe Bergomi (Sky)
Aldo Serena (Mediaset)
Antonio Di Gennaro (Mediaset)
Luca Marchegiani (Sky)
E’ una delle voci in ascesa. Sia in studio, sia in telecronaca. Per Sky è ormai il secondo, dopo Bergomi. La sua caratteristica principale è quella di dividere in due i suoi interventi: all’inizio della partita, Marchegiani cerca sempre di spiegare come si sono disposte in campo le squadre oltre il modulo scelto dagli allenatori. Analizza il pressing, qual è il giocatore attraverso il quale passa la gran parte del gioco di una squadra. Ha un’eleganza stilistica tutta sua, uno stile sobrio che piace a molti. In campo lo chiamavano “Conte” per l’educazione: è rimasto così, tranquillo pacato, disponibile. Non si sovrappone mai, spesso usa l’ultima frase del telecronista per introdurre la sua. Esempio. Compagnoni dice: “Per la Fiorentina un ottimo avvio”. E lui: “Un ottimo avvio che si spiega soprattutto con…”. E’ una forma implicita di rispetto del ruolo di seconda voce che Marchegiani interpreta alla grande. L’essere stato un portiere gli consente di essere interessante sia quando parla dei movimenti delle difese, sia quando deve leggere e spiegare una situazione offensiva. Poi il punto di vista del portiere è fondamentale quando racconta ciò che spesso è la cosa più difficile da capire per un telespettatore: quando ha sbagliato un portiere e quando un gol è merito di un attaccante. Sembrano dettagli e forse lo sono. Però sono importanti. Sono, spesso, la differenza.
Roberto Cravero (Mediaset)
Ciro Ferrara (Sky)
Sebino Nela (Mediaset)
Daniele Adani (Sky)